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IL SOFTGUNNER CHE ANDO’ IN GUERRA – lettura divertente ___________________________________________________________________________________________ Dopo avere macinato chilometri su chilometri in assetto pesante, e vinto mille tornei, il nostro si sentì finalmente pronto per il grande salto, e si arruolò. Alla prima uscita si perse. “nei tornei navigavo sempre col GPS” “Questo è l’esercito, mica abbiamo un GPS a testa.” Al poligono arrivo` convinto, carico e concentrato. Sparo` il primo colpo e per poco il fucile non gli arrivo` sul muso. Superato il trauma iniziale del grande mistero del rinculo, il nostro si riprese d`animo, e comincio` a rivalutare la tecnica di fuoco di saturazione, su cui si basava tutta la sua vita di softgunner. Ovvero: Punta, tieni giu` il grilletto, e vedrai che beccherai ogni cosa. Se non becchi, vuol dire che non si e` dichiarato. La saturazione, con un simile tiro a raffica, non esisteva proprio… Era impossibile mettere due colpi vicini, con quel rinculo. “Ma allora, qua… Mi sa che mi tocca imparare a mirare. Santo dio, ho fatto un grosso errore, ad arruolarmi.” “ma non avevi mai tirato prima?” “Certo, ero cecchino di squadra. Non ho mai tirato a più di trenta metri, però. E usavo l’ottica 8x a trenta metri. Mica ste tacche di mira” “L’ottica a trenta metri? Ma che sei leso? Perfino un somalo sa beccare qualunque cosa, a trenta metri. E se usi un 8x, a 30 metri non riesce nemmeno a mettere a fuoco” E infatti il nostro eroe continuò a mancare il bersaglio. Non capiva proprio dove andassero a finire i colpi. Tutta la sua strategia sul campo si basava su un occhio attento alla fila di pallini bianchi, ma con quei pallini lì, non si capiva una cippa. Roba dell’altro mondo, non colorare i proiettili di bianco… Insomma, il solito pressapochismo all’italiana. Usci` di pattuglia, e prima di partire cerco` con il dito la rotellina del caricatore maggiorato. Non trovandola, intui` che si trattava di caricatori a bassa capienza. Venne infine il grande giorno dello scontro a fuoco. Il nostro si mise a correre come un pazzo. “tanto sono fuori gittata, no? siamo quasi a duecento metri, qua!” Mentre il suo caposquadra, inorridito, si sentiva morire dentro. La squadra era tutta sotto un muretto. Tutti se ne stavano giu` mentre qualcuno chiedeva via radio la copertura coi mortai. Il nostro eroe, invece, se ne stava con la testa oltre il riparo, a guardare i nemici. “Cristo santo, ma che fai?” e venne tirato giu`. “Ma ragazzi, a questa distanza faccio in tempo a scansarmi” “Ma che cacchio dici?” Il nostro non sapeva che i proiettili veri sono supersonici, ovvero piu` veloci del suono. Insomma prima muori e poi, se proprio sei ancora vivo, senti lo sparo. dopo avere aperto il fuoco il caricatore gli mori` dopo due inutili, lunghissime raffiche, al termine delle quali il nostro si fermo` a trafficare col fucile. “non e` inceppato, imbecille. E` finito il caricatore” “Ma come? Avro` sparato neanche cinquanta colpi… Neanche i Midcap tengono cosi` poco” Poi vide dei nemici chiari e tondi, molto distanti ma scoperti. Allora apri` ancora il fuoco. “mannaggia, ma anche qua non si dichiarano? Possibile?” “Ma non vedi che sono a due chilometri?” “No, oltre i cento metri non capisco piu` niente” Non contento, continuo` a svalangare proiettili su proiettili contro il nemico, complici anni e anni di onorato servizio da softgunner. Dentro di se`, ripensava a tutte le coppette vinte in tanti anni, e da quell-immagine traeva forza in quel momento drammatico. “Ma Gesu` – disse un suo compagno -, guarda che i caricatori ti devono bastare anche per il rientro. Se continui cosi` li finirai in un quarto d`ora” Ma non servi` a niente. Lui sparava, sparava e sparava ancora, per coprire i compagni (che col cavolo sarebbero usciti dai loro ripari) e non lasciare l`iniziativa al nemico (che col cavolo li avrebbe attaccati, mica era un combat). Finche` non ando` praticamente ad appoggiare il fucile sulla spalla di un compagno, che fece appena in tempo a dire: “Ma che ca…” Poi il nostro sparo`, e con lo spostamento d`aria che usciva dal suo spegnifiamma fece fuori il timpano del suo compagno di squadra. Infine la squadra si sposto` in ordine sparso. Tutti avanzarono da un riparo all-altro. Anche lui si getto` al riparo. Si butto` dietro un cespuglio. Colpa dell’abitudine, si sa: i cespugli nel soft air sono antiproiettili. Ma non è mica finita. Narra la leggenda, che mentre era in volo sull’eliambulanza, delirante per il dolore, qualcuno l’abbia sentito dire: “non mi hai colpito” Marcello Avanzo

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